Archivio news

Archivio news2019-01-21T08:42:58+00:00

TUTOR MULTIMEDIALE

TUTOR MULTIMEDIALE Esperto della didattica a distanza Nell’ultimo anno abbiamo assistito all’introduzione nel sistema scolastico della didattica a distanza, ponendo Insegnanti e Genitori di fronte ad un cambiamento epocale e alla necessità immediata di acquisizione di competenze specifiche per favorire i processi di apprendimento, motivazionali e relazionali degli studenti. A tale scopo CEPIB ha organizzarti un corso di formazione e aggiornamento con l’obiettivo di favorire l’acquisizione di competenze e strumenti conoscitivi, utili nella gestione del tutoraggio a distanza. Il corso di formazione ti aiuterà a: • Conoscere e potenziare i processi attentivi delle diverse età e nella didattica a distanza • Comprendere i processi motivazionali che sostengono l’apprendimento • Acquisire strategie utili ed efficaci per motivare bambini e ragazzi • Conoscere i modelli delle abilità cognitive collegate ai diversi apprendimenti • Individuare il metodo di studio più efficace per ciascuno sulla base del proprio stile di apprendimento • Sapere impostare una lezione efficace Destinatari: psicologi, terapisti della riabilitazione, logopedisti, genitori, insegnanti, educatori, tutor DSA e ADHD. Date: 8-15-22-29 ottobre, Ore 17-19 CEPIB offre la possibilità ai professionisti che frequentano il corso di essere inseriti nell’elenco dei tutor del centro. La conduzione sarà a cura della Dott.ssa Monica Bilello, psicologo psicoterapeuta, esperta nell’età evolutiva. Inizio corso: 8 ottobre Info a segreteria@cepib.it Costo 120 euro

MODELLO RIVER – POTENZIAMENTO PERSONALE

Da giovedì 8 ottobre riparte il ciclo di cinque webinar rivolto a tutti coloro che vogliono migliorare la propria efficacia personale, aumentare la propria resilienza e potenziare la propria energia. Il modello nasce dopo 20 di lavoro con i gruppi di persone nei diversi contesti ed è pensato appositamente per lavorare sull’individuazione delle proprie caratteristiche di personalità e migliorare la propria espressione e raggiungere gli obiettivi desiderati. I 5 incontri, tenuti in modalità online, sono strutturati in modo dinamico con una parte teorica ed una pratica, con esperienze dirette ed esercizi specifici svolti durante l’incontro e tra un incontro e l’altro. Le 5 sessioni di lavoro sono strutturate per massimizzare i benefici del coaching psicologico al fine di permettere al partecipante di: - Individuare obiettivi realistici in linea con le proprie caratteristiche di personalità e valori - potenziare le abilità relazionali e bilanciare la propria vita personale e professionale - raggiungere la propria autorealizzazione e mantenerla nel tempo - gestire i cambiamenti nelle diverse fasi della vita - potenziare le strategie di gestione del benessere personale Date degli incontri: 8 ottobre - 15 ottobre - 22 ottobre 29 ottobre - 5 novembre ORARIO: 18.30 20.30 COSTO: Costo complessivo per l’intero ciclo di incontri svolti in gruppo: 250 euro Ad ogni partecipante verrà rilasciata una dispensa con tutto il materiale e un attestato di partecipazione Per aderire al programma Telefono: 06 90209760 Sito web: www.cepib.it Indirizzo Mail: segreteria@cepib.it

PROFESSIONE PSICOLOGO – AVVIARSI ALLA COMPETENZA

Il passaggio da studente a professionista prevede una processualità che può essere costituita da impegno, dedizione ed esperienze virtuose da un parte e, dall’altra, il desiderio di evolversi che necessita di una progettualità concreta. Per passare dalla teoria alla pratica, le energie e le competenze teorico-tecniche presenti devono necessariamente essere convogliate in uno sviluppo professionale soddisfacente. Il corso Professione Psicologo ha l’obiettivo di fornire le competenze, le risorse e le strategie più innovative per sviluppare il proprio lavoro e responsabilizzarsi nella professione, potenziando la propria autoefficacia individuando lo stile professionale personale, grazie alla costruzione del giusto mindset per produrre i risultati desiderati. Il corso PROFESSIONE PSICOLOGO ti aiuterà a: 1. Acquisire le risorse adatte per trasformare la teoria in lavoro concreto 2. Costruire la tua Autoefficacia personale e professionale 3. Distinguerti in base al tuo stile professionale 4. Strutturare il Setting 5. Concretizzare le prese in carico 6. Posizionarti efficacemente on line La conduzione sarà a cura della Dott.ssa Maria Daria Giri, psicologa psicoterapeuta, esperta in perfomance. Inizio corso: 6 ottobre Info a segreteria@cepib.it

SUPERVISIONE PROFESSIONALE IN GRUPPO

La supervisione costante e la formazione permanente sono importanti e significativi strumenti di crescita personale e professionale nella vita di uno psicologo e psicoterapeuta.  La supervisione di gruppo rappresenta nella pratica professionale un’ottima possibilità di sostegno e di confronto con il reale, di potenziamento delle competenze, di contenimento e riduzione delle principali cause di stress di insoddisfazione relative all'attività e di mantenimento del livello di efficacia, nel rispetto di un trattamento etico e competente teso a promuovere le competenze e lo sviluppo professionale.  Anche il setting terapeutico, con il progressivo aumento di consulenze online, ha richiesto nuove competenze e fatto nascere la necessità di strutturare interventi centrati sul bisogno del paziente in un clima connotato da grande instabilità che richiede da parte del professionista la capacità di utilizzare strategie integrate e veloci processi di decision making. 10 ragioni per partecipare ad un gruppo di supervisione  1- Aiuta il terapeuta a creare alleanza relazionale  2- Sostiene nel lavoro sul contenuto e sul processo.  3- Aumenta la consapevolezza del terapeuta e monitora il transfert e controtransfert. 4- Facilita la comprensione della dinamica relazionale cliente/terapeuta, in una prospettiva teorico-clinica integrata.  5- Focalizza gli interventi attraverso un potenziamento dell'automonitoraggio. 6- Monitora il processo e la sua efficacia attraverso strumenti di misura.  7- Favorisce l’eclettismo tecnico e l’integrazione teorica. 8- Rappresenta un serbatoio emotivo per prevenire burn out e isolamento. 9- Garantisce un network professionale. 10- Fornisce linee guida sull'etica e la deontologia professionale Cepib, Centro di Psicologia Integrata per il Benessere, attiva un nuovo gruppo di supervisione professionale on line, per garantire la possibilità di confronto e condivisione, al di là delle distanze e di eventuali difficoltà che si presenteranno in questa fase storica, continuando una tradizione pluriennale per rendere i professionisti efficaci e aderenti alle novità del campo di ricerca inserendoli in una comunità fertile e in continua evoluzione.  La conduzione sarà direttamente effettuata dai Direttori e Fondatori del CEPIB. “Il terapeuta che usufruisce costantemente di una supervisione ha sempre la possibilità di scegliere quali emozioni far confluire nella relazione terapeutica e quali collocare in altri ambiti della vita garantendo un livello di efficacia costante (Confini professionali e privati, Giusti, Pacifico, Fiume, 2013)” Info: segreteria@cepib.it

TRAINING INTENSIVO WEBINAR DI POTENZIAMENTO PERSONALE

Training intensivo per il potenziamento personale secondo il metodo R.I.V.E.R. Da mercoledì 1 luglio ricomincia il ciclo di cinque webinar rivolto a tutti coloro che vogliono migliorare la propria efficacia personale, aumentare la propria resilienza e potenziare la propria energia, al fine di sfruttare appieno il proprio potenziale di cambiamento ed esprimersi al meglio nelle diverse aree della vita. I 5 incontri, tenuti in modalità online, sono strutturati in modo dinamico con una parte teorica ed una pratica, con esperienze dirette ed esercizi specifici funzionali a chiarire le modalità migliori per esprimersi al meglio. Alla fine di ogni sessione verrà assegnata una serie di esercizi da svolgere tra un incontro e l’altro per allenarsi e tradurre in fatti quel che è stato sperimentato con il proprio gruppo. Le 5 sessioni di lavoro sono strutturate per massimizzare i benefici del coaching psicologico al fine di permettere al partecipante di: ✅Individuare obiettivi realistici in linea con le proprie caratteristiche di personalità e valori ✅potenziare le abilità relazionali e bilanciare la propria vita personale e professionale ✅raggiungere la propria autorealizzazione e mantenerla nel tempo ✅gestire i cambiamenti nelle diverse fasi della vita ✅potenziare le strategie di gestione del benessere personale Date degli incontri: 1 Luglio - 8 Luglio - 15 Luglio 22 Luglio - 29 Luglio ORARIO: 18.30 20.30 COSTO: Costo complessivo per l’intero ciclo di incontri svolti in gruppo: 200 euro Ad ogni partecipante verrà rilasciata una dispensa con tutto il materiale e un attestato di partecipazione Per aderire al programma Telefono: 06 90209760 Sito web: www.cepib.it Indirizzo Mail: segreteria@cepib.it

Programma Webinar

Programma Webinar Prendetene nota. Per partecipare è necessario: 1. Inviare nome, cognome e indirizzo mail per ricevere il link d’invito al Webinar a segreteria@cepib.it 2. Scaricare la App Zoom su pc, tablet o smartphone; 3. Accedere cliccando sul link d’invito al Webinar ricevuto via e-mail.

Esprimere il proprio potenziale nel rispetto di sé e dell’altro

Quali sono i passaggi principali che portano ad un miglioramento della qualità della vita o al raggiungimento di un obiettivo desiderato? Proviamo a fare una sintesi che possa delineare le dimensioni principali per raggiungere quel che desideriamo esprimendo il nostro potenziale nel rispetto di noi stessi e di chi ci circonda. Elenco le dimensioni principali in modo lineare solo per rigor di logica in quanto l' ottica di osservazione è circolare ed unica per ogni persona, e varia in relazione alle caratteristiche di personalità che possiamo considerare un po' come la nostra bussola, alla fase della vita e alle risorse che la persona ha in quel momento. La responsabilità di Sé è intesa come il prendersi in prima persona l'impegno di intraprendere un cambiamento è corrispondente al prendersi la responsabilità di essere al centro della scena attribuendo a se stessi i successi e i fallimenti delle proprie azioni. L'intimità è un po' il passaggio che permette di mettere in relazione le dimensioni interne della persona. È un passaggio che prevede il riconoscimento delle nostre polarità, di tutte quelle parti che albergano dentro di noi che alternano momenti di rumorosa presenza(immaginate un'orchestra dove ogni musicista suona il suo brano) a momenti di grande armonia dove sembra che tutte le parti di se proseguono all'unisono. La dimensione valoriale in un ottica di evoluzione e cambiamento è fondamentale; possiamo raggiungere qualsiasi obiettivo se è in linea con la nostra struttura valoriale. In questo caso sappiamo che chi procede in una direzione che non è in linea con i propri valori ad un certo punto torna alla base di partenza alla ricerca di una congruenza interna insita in ognuno di noi. Immaginate un canotto che dopo essere stato ben gonfiato ad un certo punto inizia a perdere aria ritrovandosi sgonfio e inutilizzabile. Nella fase dell'espressione siamo pronti a sperimentare verso una dimensione tesa al fare. Si è a contatto pieno con l'esperienza, in questa fase siamo nell' esplicitazione dell'energia personale nello sperimentare quel che desideriamo in un gioco di avvicinamento e allontanamento che ci permette di mantenere il giusto confine senza perderci nell'esperienza. È in questo gioco fatto di prove ed errori che prendiamo consapevolezza di quel che è veramente buono per noi. La fase della realizzazione è il momento in cui sentiamo di aver raggiunto la meta, il nostro obiettivo. È un momento importate per diversi aspetti, rappresenta il successo dopo una lunga battaglia o può rappresentare la base sicura per un nuovo inizio. L'importante è darsi il tempo di celebrare e riconoscere il proprio successo. Ogni successo avvalora il nostro impegno, rinforza la fiducia in noi stessi, aumenta la nostra agenticità (agency è la facoltà di far accadere le cose, di intervenire sulla realtà) e rinforza la consapevolezza di poter essere artefici dei nostri successi facendoci credere maggiormente nell’intero processo.

Resilienza e humor: un’alchimia perfetta

Essere resilienti significa avere la capacità di trarre forza positiva da eventi negativi e stressanti che ci accadono. Principio base della persona resiliente è quello secondo cui tutto ciò che accade contiene in sé una possibilità di crescita: la situazione che si verifica, anche quella più stressante, ha in sé un'importante occasione evolutiva. Una dimensione importante della resilienza è il senso dell'umorismo. Lo humour, capacità di mantenere il sorriso nelle avversità, si situa alla confluenza tra la fiducia della vita e la sconvenienza. Quest'ultima descrive la"tensione"che si crea tra una situazione ideale oppure immaginata da una parte, e dall'altra, la realtà della vita che risulta essere ben diversa. Se questa tensione non danneggia la fiducia, la resilienza né può uscire rafforzata. Inoltre è importante sottolineare come se vivessimo solamente condizioni positive, non riusciremmo a conoscere quei lati della nostra personalità che ci rendono più solidi.

Master in Psicologia dello Sport

II° Edizione 2019/2020 ✔ Inizio Ottobre 2019 ROMA ✔ Con il patrocinio di Coni, Fit, Opes ✔ Destinatari: Psicologi, Medici, Professionisti appartenenti al mondo dello sport ✔ Direzione Scientifica: Marco Pacifico Giada Fiume Per informazioni: Segreteria@cepib.it Infocepibsport@gmail.com Tel. 0690209760 http://www.cepibcreaperformance.com

Resilienza: Tutti possono potenziarla

Sentiamo spesso parlare di resilienza, ma che cos’è esattamente? Il concetto di resilienza indica la capacità umana di affrontare positivamente e con efficacia eventi traumatici, stressanti che suscitano sentimenti negativi e provocano sofferenza. La resilienza è quindi una resistenza psicologica che permette di gestire e combattere lo stress in modo sano ed efficace per ritrovare se stessi. La persona resiliente riesce a fronteggiare le difficoltà, a riorganizzare la propria vita con successo e raggiungere mete importanti. La resilienza pur essendo una capacità che appartiene alla natura umana, non sempre viene attivata perché è influenzata da diversi fattori come la percezione che l’individuo ha di sé stesso, degli altri e del mondo che lo circonda. Questo spiega come mai alcuni individui riescono a superare situazioni di forte stress senza riportare effetti negativi a lungo termine, mentre altri no. Dato che la resilienza può essere appresa, tutti possono svilupparla o potenziarla così da rispondere in modo positivo alle avversità e uscire da situazioni di crisi rafforzati, pronti all’azione e proiettati verso il futuro.

Cambiamento e neuroscienze

Stephen Porges, noto neuroscienziato contemporaneo, ha scientificamente dimostrato che un buon trattamento psicoterapeutico è in grado di modificare i pattern neurali e di conseguenza comportamentali dell’individuo. La teoria polivagale di Porges (Porges, 2014) descrive in particolare i comportamenti legati all’attività del nervo vago, le cui diramazioni interessano il sistema nervoso autonomo. Il SNA è deputato all’attivazione di comportamenti volti alla sopravvivenza e si occupa del mantenimento dell’omeostasi. Porges spiega la diramazione del nervo vago, la cui struttura si è evoluta nel corso della filogenesi ampliando il bagaglio di strategie adattive a cui l’individuo può ricorrere in caso di necessità. L’uomo preistorico era solito reagire alle condizioni di stress con strategie di attacco e fuga o, nei casi estremi, entrando in uno stato catalettico. Tali strategie vengono svolte dalla porzione primitiva del sistema vagale: la porzione dorsale. Con l’evoluzione, l’uomo si è sempre più diretto verso comportamenti pro-sociali ed in caso di pericolo la migliore strategia adattiva è diventata quella di chiedere aiuto, o tentare di ripristinare la calma interiore con adeguati comportamenti. Tali strategie vengono elicitate dall’attività della porzione ventrale del sistema vagale. Se lo sviluppo avviene in un ambiente favorevole, il bambino impara fin da subito ad assumere strategie adattive; in condizioni avverse, quando l’ambiente di accudimento è deprivante o abusante, le uniche strategie che il bambino può attivare sono legate al sistema dorso-vagale. Porges enfatizza il ruolo delle relazioni esterne nel determinare lo sviluppo e l’attività del sistema polivagale e sostiene che, un ambiente capace di trasmettere senso di sicurezza, fiducia e accoglienza, stimola l’attività ventro-vagale. Il trattamento psicoterapeutico, se basato su una buona alleanza, sulla sincera empatia e sulla sicurezza, è in grado di stimolare l’attività di quelle strutture la cui funzione è stata inibita da circostanze avverse.

Autenticità: sentirsi bene nei propri abiti!

Il concetto di autenticità definisce un aspetto insito in ogni individuo. Si potrebbe pensare all'autenticità come ad un individuo che agisce nell'integrita' delle sue dimensioni. Una persona potrebbe perciò essere definita "autentica"quando agisce quotidianamente facendo esperienza di sentirsi coeso, vitale, sicuro. L'Enfant Research(2002)ha messo in evidenza come già dalle prime settimane di vita il bambino cerchi l'altro ed abbia bisogno di lui per conoscere, gestire e consolidare i suoi stati emotivi. L'autenticità quindi nasce e si sviluppa all'interno di un contesto intersoggettivo e per poterlo fare a pieno e in modo creativo ha bisogno della sensibilità e dell'empatia dell'altro. La psicoterapia ha spesso parlato dell'autenticità sottolineando come, uno dei fini principali del lavoro terapeutico, sia proprio quello di ristabilire o stabilire un senso di autenticità per il paziente rispetto ai propri pensieri, al proprio sentire ed alle proprie azioni. Tutto questo donandogli una sensazione di completezza e di benessere.

La cromoterapia come stile di vita

È noto che l'arrivo della primavera, con i suoi colori abbia un'influenza sullo stato emotivo di molti individui. La medicina alternativa si serve dei colori per migliorare l'umore ed apportare effetti per il benessere mentale dell'organismo insegnandoci che ogni individuo attribuisce a ciascuna variazione cromatica delle caratteristiche emozionali. Tali caratteristiche possono variare a seconda del tono dell'umore e tra persone diverse. L'arte della cromoterapia rivitalizza, trasforma ed integra mente, corpo e spirito attraverso l'elaborazione nell'immediato di uno stimolo sensoriale da parte dall'amigdala che coordina gli stati emotivi, i quali, a loro volta, producono una risposta inconscia. Colori come giallo, rosso ed arancione stimolano allegria, concentrazione e vitalità, mentre colori come blu, viola, indaco e verde inducono calma, tranquillità e stabilità. La varietà di colori utilizzati e delle loro combinazioni sono molteplici e diventano dei veri e propri alleati di benessere della nostra salute di cui siamo gli unici responsabili!

Adolescenza: Età di trasform-azione

Cos’è l’adolescenza? Tante sono le risposte date a questa domanda, nonostante ciò è sempre difficile darne di esaustive se si tiene conto dell’unicità di ciascun adolescente. L’adolescenza è sicuramente un periodo della vita in cui più di ogni altro avvengono cambiamenti fisici, cognitivi, ed emotivi; un periodo che racchiude in sé anche movimento e azione, necessari per passare da un Io bambino ad un Io adulto da strutturare. Per spiegare questo periodo della vita può essere utilizzata la metafora del viaggio, perché di un viaggio si tratta, durante il quale l’adolescente cerca di conoscere e comprendere ciò che lo circonda e il modo di inserirsi in tutto ciò. Un viaggio di trasformazione fisica, di pensiero, d’interessi affettivi e culturali, un viaggio caratterizzato dalla sete di conquista, durante il quale vi è una continua ricerca di sé, di una propria identità, di una separazione da quelle figure di riferimento che rappresentano un porto sicuro e allo stesso tempo, un porto dal quale salpare verso l’autonomia e al quale tornare da adulto autonomo. L’adolescenza è, di fatto, il periodo di vita dell’uomo che si trova tra l’infanzia e l’età adulta e per continuare con la metafora del viaggio si può stabilire abbastanza facilmente quando questo ha inizio, in quanto sono i fenomeni fisici della pubertà a determinarlo, più difficile è determinare la fine poiché l’adolescenza vera e propria è caratterizzata anche da una dimensione psicologica e sociale fondamentali. Altra caratteristica sono le evidenti contraddizioni che caratterizzano questo periodo della vita: voglia di crescere e nostalgia dell’infanzia, bisogno di affermarsi unito alla paura di confrontarsi con il mondo esterno, voglia di ricevere cure e attenzione e, allo stesso tempo desiderio di essere autosufficiente. Queste contraddizioni, anche se possono essere risolte, per l’adolescente che le vive e per le quali non vede soluzioni, generano tensione, malessere, a volte anche sofferenza che non riesce a mentalizzare, a comprendere. Se si pensa che la parola “adolescenza” viene dal verbo latino “alere” nutrire, va da sé che l’adolescente è colui che va nutrito, e tornando alla metafora del viaggio, il giovane nel suo percorso ha la necessità di “nutrirsi” di ciò che lo circonda. Poiché durante il percorso possono prevalere sentimenti d'ansia e d'incertezza verso il futuro ed entrano a forza anche le istanze pulsionali, il giovane cerca rassicurazione e nello stesso tempo desidera la libertà. In questo scenario assecondare lo slancio verso ciò che ancora non si conosce in modo guidato può essere un importante strumento di crescita.

Insegnare le emozioni

Pellai descrive le emozioni come mattoni che gettano le basi per le nostre relazioni e donano significato a ciò che ci succede. Le neuroscienze hanno dimostrato come le emozioni, tutte, hanno la capacità di attivare circuiti neuronali antichi e sofisticati in grado di interferire con i pensieri. La logica è si fondamentale per lo sviluppo dell'essere umano tuttavia le emozioni hanno la meglio! Così come una famiglia senza emozioni è una famiglia vuota, così la scuola, l'insegnamento vissuto senza emozioni è una scuola vuota. Proprio per questo motivo sono stati ideati dei veri e propri percorsi di educazione alle emozioni fin dalla scuola dell'infanzia dove si "educa" all'espressione, alla comprensione ed alla regolazione delle emozioni. L'obiettivo ultimo diventa quello di sensibilizzare i bambini ed aiutarli a sviluppare l'intelligenza emotiva.

Alla ricerca della sintonizzazione

L'alleanza terapeutica è uno degli elementi fondamentali per la riuscita di un percorso psicoterapeutico. A sua volta, prerequisito essenziale per una buona costruzione dell' alleanza, è la sintonizzazione tra il terapeuta ed il cliente. Per sintonizzazione si intende una forma di legame che vada al di là dell'autoriflessivita' di entrambi, dei bisogni del cliente o della soddisfazione di ciascun membro della relazione inoltre, prescinde dalle dinamiche di rottura e riparo della relazione terapeutica. Una prima forma di connessione è quella "preriflessiva" che si instaura tra madre e bambino. Esistono tuttavia forme di sintonizzazione meno raffinate in qualunque tipo di relazione, come tra amici, tra fidanzati oppure tra conoscenti; possono essere scambi anche della durata di poco tempo tuttavia, sono accompagnati da correlati somatici positivi:calore alla pancia, muscoli distesi, postura aperta e persino sorriso e sensazione di rilassamento. Come la mamma sintonizzata "gioca" con il bambino, così il terapeuta"gioca"con il cliente e viceversa. Tale "gioco" consente al cliente di gestire il suo disagio ed abbassare le sue difese favorendo l'accesso a stati mentali positivi ed innescando curiosità e voglia di cooperazione (Dimaggio, Ottavi, Pagato, 2017). È importante per noi terapeuti mettere da parte ,a volte, le tecniche e la conoscenza di strumenti che possano aumentare la distanza e "stare" con il cliente in maniere autentica cercando di modulare la nostra voglia di "guarire" a tutti i costi.

Superare la paura del cambiamento

Il cambiamento in natura rientra in un processo naturale, ciclico, attraverso il quale il mondo si rinnova e rigenera. Quando il cambiamento riguarda gli individui e i loro percorsi di vita, entrano in gioco diversi aspetti. In particolare l’insieme di emozioni quali eccitazione, turbamento, paura, preoccupazione, che ogni cambiamento porta con sé. Il cambiamento per definizione genera mutamento, trasformazione: spezza la routine per qualcosa di diverso, di nuovo. Ed è proprio quel qualcosa di “nuovo e sconosciuto” che può spaventare e spingere la persona verso la procrastinazione, anche in quelle situazioni in cui si è molto infelici e insoddisfatti. Questo perché i punti di riferimento quotidiani danno sicurezza a cui si unisce la paura di non essere in grado di sostenere il cambiamento. Di fatto, affrontare le novità intraprendendo la strada del cambiamento permette di sviluppare competenze e rinforza l’autostima. Trasformare la paura in energia ci permette di superare situazioni stagnanti. Anche per le persone, come avviene in natura, il cambiamento è rigenerazione e rinnovamento; offre l’opportunità di acquisire esperienza, nuove capacità e maggiore conoscenza di sé e delle proprie potenzialità. Pensare al cambiamento come a qualcosa che può condurre solo a cose negative impedisce di riconoscere che esso può costituire un’occasione di crescita.

Dentro e fuori il conflitto

Il conflitto in psicologia indica uno scontro tra ciò che una persona desidera e un'istanza interiore, interpersonale o sociale che impedisce la soddisfazione del bisogno, dell'esigenza o dell'obiettivo connessi a tale desiderio. Nelle relazioni umane Il conflitto ha una funzione necessaria e vitale sia per la gestione delle relazioni che per la crescita della persona. Dal punto di vista evolutivo, il conflitto è funzionale allo sviluppo della capacità di stare in relazione con gli altri perché permette di dare forma alla creazione delle differenze. Nel conflitto accade, infatti, che l’altro ci obbliga a considerare un punto di vista diverso dal nostro, ad ampliare il nostro campo di comprensione della realtà abbandonando, anche solo per pochi istanti, il proprio “egocentrismo”. È dall’esperienza del conflitto che nasce quindi la capacità di stare con l’altro che è diverso da noi. Oltre ad essere una condizione necessaria per il mondo delle relazioni, il conflitto è una condizione intrapsichica indispensabile per il processo di individuazione e di crescita personale. Fin da bambini ci capita di sperimentare tensioni interne che vanno in direzioni opposte e che possono paralizzare la capacità di scelta. Esperienza dopo esperienza impariamo ad usare l’energia che si genera dai nostri conflitti interni, iniziamo a negoziare con noi stessi, e a scegliere trovando un compromesso e una sintesi tra le nostre parti in opposizione. Il conflitto, insomma, fa parte dell’esistenza ed è particolarmente funzionale nel percorso evolutivo di ognuno di noi. Confliggere, oltre che naturale, è un aspetto inevitabile delle relazioni umane: vivere con gli altri aumenta le occasioni per diversi tipi di interazioni, non ultima quella conflittuale (Ardone, 1990). La gestione dei conflitti è determinante nella sfera privata, legata alla famiglia e alla coppia. La coppia è un sistema di dotato di potenzialità positive e negative che avranno un certo sviluppo nel tempo, a seconda delle caratteristiche individuali del partner. È noto che in tutte le fasi del ciclo evolutivo, sia gli individui che le coppie cambiano, tuttavia i momenti di questi cambiamenti possono essere diversi e pertanto creare tensioni e asincronie dunque conflitto. Nel corso degli anni la crescita della coppia passa attraverso più fasi che si succedono attraverso momenti di crisi. Quando si generano reazioni spiacevoli in cui il conflitto viene vissuto inesorabilmente come una situazione di vittoria sconfitta o comunque come una condizione estremamente stressante e difficile da gestire è possibile ricorrere ad un percorso di consulenza di coppia. Un momento (spazio/tempo) in cui la coppia si ferma per trovare supporto e orientamento rispetto alla propria fase di maturità affettiva e relazionale con l’obiettivo di creare una dimensione funzionale al recupero delle risorse. L’intervento di agevolazione può favorire nella coppia la nascita di schemi comunicativo relazionali flessibili li dove sono presenti schemi che bloccano l’ascolto empatico dell’altro. Oggi in molti contesti si parla di strumenti per la gestione del conflitto, una delle regole fondamentali è ricordarsi che da un conflitto risolto non devono uscire né vinti né vincitori, ma persone soddisfatte di aver trovato un punto d’incontro anche [...]

Attaccamento, interazioni madre-bambino e rischio psicopatologico

Uno studio longitudinale di Riva Crugnola e colleghi (2004) ha definito il ruolo principale di alcune variabili precoci come l’attaccamento materno e infantile e gli stili di interazione di madre e bambino valutati nel primo anno di vita. Lo studio “0-3 anni” ha esaminato 34 coppie coppie madre-bambino, per tre anni consecutivi, e fissato i seguenti obiettivi: - a 3 mesi di vita del bambino, valutare i modelli operativi interni di attaccamento della madre; - a 3, 6, 9 mesi di vita del bambino, valutare gli stili interattivi di madre e bambino; - dai 14 ai 16 mesi di vita del bambino, valutare i pattern di attaccamento del bambino; - a 5 e a 10 mesi di vita del bambino, valutare il livello di sviluppo sensomotorio e mentale del bambino; - tra i 24 e i 36 mesi, valutare la presenza di eventuali disturbi nello sviluppo. Dividendo gli stili della madre in sensibile e non sensibile (non sensibile >> controllante – non responsivo) e gli stili del bambino in cooperativo e non cooperativo (non cooperativo >> difficile, passivo, compulsivo) l’analisi dei dati ha evidenziato un’associazione significativa tra lo stile interattivo materno e lo stile interattivo del bambino a 3 – 6 – 9 mesi. Gli autori riferiscono che lo stile interattivo sensibile delle madri si associava (match) con lo stile interattivo cooperativo dei bambini e, viceversa, lo stile interattivo non sensibile delle madri si associava con lo stile interattivo non cooperativo dei bambini (Riva Crugnola, 2007). I modelli di attaccamento di madri e bambini, invece, vengono misurati rispettivamente a 3 mesi e a 14 mesi del bambino portando alla luce un’associazione significativa tra i modelli di madri e bambini e confermando l’ipotesi della trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento formulata dalle ricerche precedenti (Main, Kaplan, Cassidy, 1985; Steele, Steele e Fonagy, 1996). I dati hanno confermato l’ipotesi dell’associazione tra i pattern di attaccamento dei bambini (sicuri-insicuri) con gli stili interattivi delle madri a 9 mesi. Diversamente, gli stili interattivi adottati dai bambini nel primo anno di vita (cooperativi-non cooperativi) non hanno mostrato nessuna associazione significativa con i loro pattern di attaccamento. I pattern di attaccamento dei bambini rimangono associati alla costanza qualitativa degli stili interattivi materni rispettivamente a 3 – 6 – 9 mesi. Infine, l’analisi effettuata con il sistema diagnostico utilizzato per i bambini (DC:0-3), dopo i 24 mesi di vita, ha trovato un’associazione significativa tra i pattern di attaccamento dei bambini e la presenza di problematiche cliniche e subcliniche rilevate sempre nello stesso periodo. Questo primo studio preliminare (il secondo comprende i bambini tra i 6 e gli 8 anni e mette a confronto i risultati con la ricerca sopracitata), secondo gli autori, serve per individuare gli indicatori di rischio precoci che si riflettono nella qualità dei modelli di attaccamento materno, negli stili interattivi della madre, nel primo anno di vita, e nei pattern di attaccamento dei bambini.

Fuori dal Tunnel: La riconnessione Personale

Il primo workshop dell’anno targato Cepib, condotto dai fondatori Marco Pacifico e Giada Fiume, che dopo essersi formati esplorando diverse metodologie di lavoro e aver effettuato un’importante esperienza terapeutica hanno presentato un nuovo approccio integrato capace di coniugare la terapia EMDR (desensibilizzazione sistematica attraverso il movimento oculare) con terapie fenomenologico-esistenziali per portare di nuovo in espressione la persona. Si è parlato di trauma, con particolare riferimento alla neurobiologia e ai cambiamenti che avvengono nella sede centrale delle emozioni posizionata nel cervello e denominata Amigdala. Sono state presentate le ultime evidenze scientifiche che mostrano ciò che accade durante esposizioni inattese ad eventi che mettono in pericolo la nostra esistenza (Traumi grandi) oppure ad eventi relazionali che ci costringono a modificare la nostra identità (traumi relazionali). E’ stato mostrato grande interesse dai partecipanti, interessati e stimolati, in particolare durante l’esposizione a lavori emozionali per la rielaborazione funzionale del trauma. Cambiare si può! Fuori dal Tunnel: La riconnessione Personale 19 Gennaio • Villa Aurelia Meeting & Conference Roma Maggiori dettagli sul workshop

Quando un problema sessuale diventa una disfunzione o un disturbo?

La sessualità adulta per i professionisti nella relazione d’aiuto Negli ultimi anni si assiste ad un sostanziale aumento della richiesta esplicita di consulenza in ambito sessuologico, anche se ogni professionista sa bene che nei percorsi terapeutici il tema della sessualità assume un ruolo fondamentale. Tale aumento ci ha naturalmente spinto ad una sistematizzazione di un modello di lavoro che contemplasse un’attenzione specifica a tale tema in modo da rendere l’intervento terapeutico orientato ed efficace, prendendo in considerazione dimensioni strutturate e clinicamente classificate con aspetti relativi al mondo emozionale e relazionale di chi ci chiede consulenza. Le domande che ci siamo posti sono: Quando un problema sessuale diventa una disfunzione o un disturbo? Quale significato assume quel disturbo in una visione olistica della persona? In questi anni abbiamo avuto modo di constatare che il sintomo assume un suo significato in relazione alla persona e al contesto e che spesso è necessaria una valutazione approfondita non solo dei sintomi, ma anche del paziente e della sua storia. Il modello di lavoro proposto nel testo è in linea con quel che facciamo da oltre 15 anni ed è centrato sull’agevolare la conoscenza che la persona ha di sé, delle proprie dinamiche interne e del proprio modello relazionale, un percorso che aiuta a sviluppare lo stile personale di vita dell’individuo, nella sua specificità e diversità, per favorire un contatto autentico con se stesso e con gli altri.

Incontro con il Prof. John Norcross, Past President APA

In occasione di una giornata formativa, Marco Pacifico e Giada Fiume hanno avuto il piacere di incontrare John Norcross, Past President American Psychological Association, una tra le maggiori autorità nel panorama della psicoterapia e dei processi di cambiamento. Con il suo modello Stage of Change ha avuto la capacità di creare un processo di sviluppo per tappe della personalità tra i più utilizzati nel mondo, già pubblicato anni fa e rieditato recentemente nel suo ultimo lavoro Changeology. Esponente della Evidence Based Research, ha lavorato per anni all’individuazione dei Fattori comuni specifici e aspecifici presenti nei vari orientamenti psicoterapici, rispondendo alla crescente insoddisfazione rispetto alla continua crescita di nuove scuole di psicoterapia, alla necessità di superare l’esclusività teorica e tecnica, e di riconoscere scientificamente quell’integrazione che ogni terapeuta sviluppa nel proprio privato. Tra i vari argomenti trattati, è stata posta ancora una volta la domanda delle domande: Quale tra gli orientamenti terapeutici è più efficace? John Norcross ha ribadito che: • la relazione terapeutica è la prima dimensione di cambiamento (30% della varianza spiegata); • ciascun modello teorico presenta risorse e limiti; • il fattore determinante per un efficace trattamento è la personalità del professionista operante. E’ proprio su questo punto che il nostro pensiero incontra il suo. Negli anni abbiamo sperimentato che è nei processi di rispecchiamento che si determina un’energia funzionale al cambiamento. Il professionista, oltre ad una competenza tecnica deve possedere una competenza relazionale. La consapevolezza del suo funzionamento interno gli consente una reale capacità espressiva. È nella somministrazione di se stesso che riesce ad andare oltre il modello e consente al suo interlocutore di accedere ad un’esperienza emotivamente correttiva ristrutturante che lo conduce alla guida di se stesso. L’Io diventa un Io solo in relazione ad un TU. V. Frankl

La terapia come prova generale della vita

Lo psicoterapeuta ha il privilegio di inserirsi nella vita emotiva delle persone e nel farlo deve muoversi in punta di piedi con il massimo rispetto per l'altro. I. Yalom(2014) sostiene come " L'amicizia tra terapeuta e paziente sia una condizione necessaria nel processo di terapia ma non sufficiente!". La psicoterapia è una prova generale della vita, non un sostituto. Sebbene il setting terapeutico richieda un rapporto stretto, il rapporto non è il fine bensì il mezzo. Il cliente avverte la relazione terapeutica come un porto sicuro che gli permette di esplorare l' ambiente e di sentirsi accettato e compreso dopo una rivelazione profonda di sé. Attraverso la relazione terapeutica il cliente impara la base che è richiesta in un rapporto intimo e soprattutto impara che l'intimità è possibile e perfino raggiungibile! Il rapporto terapeutico serve come punto di riferimento in cui i clienti possono tornare con l'immaginazione e una volta imparato a fare ciò coltivano la speranza ed anche l'aspettativa di vivere altri rapporti simili.

Il conflitto nelle relazioni

Chi di noi non ha mai avuto problemi e conflittualità in famiglia, sul lavoro, nel gruppo di amici? Perché il conflitto ha una parte così preponderante nella nostra vita? Chi non si è chiesto come si può fare evitare la conflittualità che a vari livelli investe ogni giorno la nostra sfera personale ma anche tutto il mondo? Fra le capacità dell'essere umano, la disposizione alla comunicazione è certamente la più evidente e la più importante. Le nostre relazioni interpersonali a tutti i livelli ci richiedono però sempre più la capacità di accettare e gestire ciò che è diverso da noi stessi: persone, valori, pensieri, culture. Questo inevitabilmente porta il conflitto in una posizione centrale nella nostra esistenza. Il conflitto è parte fondamentale e fisiologica della relazione con altre persone, questo è giustificato dal fatto che ogni relazione è mediata dalla comunicazione all’interno della quale ci si confronta e si condividono e scambiano informazioni, pensieri, valori in altre parole diverse individualità, entità. Il termine conflitto deriva dal latino confliggere, che significa urtare, contrastare, nel senso comune quasi sempre evoca situazioni negative, questa accezione è il lato oscuro, che spesso porta le persone ad avitarlo accuratamente nelle relazioni con la conseguenza di vivere le stesse con stress, malessere, solitudine, somatizzazioni fisiche. CONFLITTO: è solo un incontro tra due entità differenti, può assumere una forma positiva o negativa a seconda di come avviene l’interazione. Il conflitto può essere definito come la presenza, nel comportamento di un individuo, di assetti motivazionali contrastanti rispetto alla meta. In altri termini il conflitto in psicologia indica uno scontro tra ciò che una persona, o il proprio gruppo di appartenenza desidera e un'istanza interiore, interpersonale o sociale che impedisce la soddisfazione del bisogno, dell'esigenza o dell'obiettivo connessi a tale desiderio. Il conflitto è in stretto legame con la frustrazione poiché i desideri, i bisogni e le esigenze spesso continuano a sussistere anche se sono tra loro apparentemente inconciliabili o comunque opposti come avviene, ad esempio ad un adolescente che spesso rifiuta o nega la dipendenza dai genitori o da chi si cura di lui, ma al contempo è cosciente di averne oggettivamente bisogno per la sua sopravvivenza ovvero di non essere completamente autonomo. Esistono varie tipologie di conflitto: • Interpersonale: contrasto tra due persone che hanno posizioni ed obiettivi differenti, • Intrapersonale: ogni volta che dobbiamo effettuare delle scelte, tra bisogni, desideri o doveri differenti, • Intergruppo: dispute tra gruppi, nazioni diverse. Fasi del conflitto interpersonale: a) Lo scoppio, durante la quale si scambiano promesse, richieste, ordini, minacce, ultimatum, rifiuti, sfide. b) La fase acuta, il conflitto può sviluppare in verbale (l’ostilità si manifesta con ingiurie ed invettive); combattimento (desiderio di danneggiare fisicamente l’altro), competizione (le persone coinvolte compiono azioni competitive allo scopo di vincere sull’altro). c) La soluzione, può essere trovato un accordo e /o con una negoziazione, oppure può vincere uno degli interlocutori che riesce a sopraffare l’altro e imporgli la propria volontà. Riconoscere che il conflitto è parte integrante della relazione tra 2 persone, qual [...]

Rinascere da sé stessi dopo un evento traumatico

Un gran numero di ricerche in campo psicologico e psicoterapico nel corso degli ultimi decenni si è focalizzata sul concetto di stress. Poiché lo stress traumatico è stato considerato come una delle condizioni più resistenti alla psicoterapia, sono stati intrapresi molti sforzi per cercare di comprendere meglio che cosa accade quando si viene esposti a un evento traumatico. L’evento traumatico, comporta l’esperienza soggettiva di un senso di impotenza e vulnerabilità di fronte a una minaccia, soggettiva od oggettiva, che può riguardare l’integrità fisica della persona o, più in generale, il suo senso di sicurezza psicologica. Questa recente definizione di trauma, che ha portato alla sua classificazione diagnostica come disturbo da stress post-traumatico (PTSD), riguarda quindi un’esperienza in cui l’individuo ha vissuto in prima persona un grande pericolo per se stesso, oppure ha assistito o si è confrontato con un evento in cui qualcun altro ha subìto questo tipo di esperienza. Ma, oltre a questo criterio, molti autori, oggi, indipendentemente dall’approccio teorico, sostengono che piccoli e grandi traumi vissuti, soprattutto in età infantile, possano avere un impatto significativo sull’emergere dello stress psicologico e sullo sviluppo di sintomi in età adulta. Un evento universalmente riconosciuto come un trauma è sicuramente difficile da integrare nel Sé e nella propria storia. La sua elaborazione può richiedere al cervello uno sforzo impegnativo e durevole. In questo caso, il sostegno sociale gioca un ruolo favorevole che sembra facilitare l’elaborazione. Questo fattore di protezione non si verifica, invece, quando la natura del trauma non è palese, ma sottile e invisibile a osservatori. A volte possono esserci accadimenti che risultano traumatici solo perché le caratteristiche dell’evento non sono facilmente integrabili con le dimensioni di personalità dell'individuo o si vanno a sovrapporre a traumi precedenti non elaborati, come le relazioni interpersonali traumatiche soprattutto durante l’età evolutiva, gli insuccessi, le umiliazioni, i tradimenti. Tutti questi eventi connotati da una dimensione interpersonale, possono rappresentare una minaccia grave dell’integrità psicologica della persona. In generale, si può affermare che il rischio traumatico è tanto maggiore quanto più, ovviamente, l’evento è forte, ma anche quanto più esso è protratto e ripetuto, quanto più coglie la persona sola e impreparata, quanto più esso colpisce in età infantile. Le informazioni collegate al trauma vengono bloccate e restano “intrappolate” in reti neuronali, scollegate dal resto, che mantengono le stesse convinzioni, emozioni e sensazioni fisiche che si erano attivate al momento dell’evento. Il materiale traumatico viene pertanto “congelato” in attesa che si creino le condizioni per la sua elaborazione. Un ricordo immagazzinato in modo funzionale è un ricordo che mantiene la possibilità adattiva di collegamento e in questo caso, l’individuo può scegliere di accedere al ricordo e di utilizzarlo in modo costruttivo. Nel caso, invece, di un ricordo immagazzinato in modo disfunzionale, i diversi aspetti dell’esperienza sono frammentati e possono riattivarsi in modo del tutto involontario (flashback, immagini, pensieri automatici, ecc.) assumendo quindi un carattere disadattivo e produrre sintomi psicologici e fisici. L'obiettivo di un intervento psicoterapeutico efficace è far elaborare il ricordo dell'evento attraverso piani di trattamento [...]

Inquinamento, surriscaldamento globale e funzionamento cerebrale

Oggigiorno, sempre maggiormente, si sente parlare di cambiamenti climatici, surriscaldamento globale e del destino del nostro pianeta rispetto a tali cambiamenti. In ambito scientifico, possiamo dire che il nostro cervello non è programmato per rispondere a pericoli percepiti come distanti nel tempo. Siamo in grado di riconoscere un'espressione di paura sul volto di un'altra persona entro 30 millisecondi ma non siamo in grado di indirizzare le nostre risorse interne verso un problema sistemico che potrebbe emergere a distanza di molti anni. In proposito, Daniel Goleman (2013) propone una lettura della vita differente: invece di concentrarci sulle nostre azioni negative dovremmo usare una lente positiva. La nostra attenzione viene guidata dalle nostre emozioni e sempre la stessa tende a ritirarsi dagli aspetti della vita spiacevoli ( sopravvivenza ); se i centri neurali responsabili dell'angoscia e di altre emozioni negative prendono il controllo, la concentrazione si dirige sull'angoscia stessa per cercare di alleviarla ( i notiziari, non a caso, connotano le informazioni in tale senso ). Contrariamente, se si indirizza il focus della nostra attenzione sugli aspetti positivi dell’ esistenza la soluzione di problemi si semplifica. L’autore suggerisce un’organizzazione governativa per monitorare il proprio impatto positivo sull’ambiente e sulla società. Il sito si chiama handprinter.org. Handprinter, anche se in lingua inglese e riferito alla società americana, guida le persone nella valutazione delle proprie abitudini e determina il valore della propria impronta positiva. Buona giornata e buoni propositi!

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