Alla guida di te stesso.

Crescita personale, psicoterapia e fomazione

5 domande sulla Personalità al Prof. Marco Pacifico

1.  La personalità ha basi ereditarie e biologiche?

Questa è una delle domande che con maggiore frequenza mi viene posta ed è di assoluto rilievo per chi si occupa di potenziamento individuale. Geni ed esperienze sono inestricabilmente connessi e modellano costantemente il nostro comportamento.

Ciascuno di noi possiede un temperamento, una tendenza costituzionale, stabile, presente sin dalla nascita, geneticamente predisposta e regolata da fattori ormonali e da neurotrasmettitori che si manifesta in tre aree principali: emozioni, attenzione, attività motoria. 

Il Carattere, invece, è la componente di personalità che viene maggiormente plasmata dall’ambiente. Si costruisce attraverso esperienze precoci significative ed è definito dalla qualità degli attaccamenti, cioè delle relazioni significative che strutturiamo nella vita. E’ qui che noi strutturiamo la nostra identità e le aspettative verso il mondo.  

In questo processo di formazione è importante il ruolo delle persone significative (care giver) che incontriamo. Ci aiutano ad utilizzare i nostri talenti e a strutturare un campo di esperienza nel quale poterci esprimere al meglio. Osservare un bambino e comprenderlo è importante, per garantirgli delle esperienze modulate e accessibili che strutturano di un senso di efficacia personale nella gestione delle esperienze. 

2.  Può cambiare nel tempo? Se sì, quanto spesso?

La personalità è uno stile di comportamento stabile e relativamente prevedibile nel tempo. Rappresenta il nostro modo di stare al mondo, di relazionarci, di provare emozioni, di strutturare credenze su di noi, sul mondo e in generale su ogni cosa che ci circonda. 

Si modella durante l’arco della vita attraverso le esperienze vissute sin dall’infanzia. La predisposizione individuale a certi comportamenti è forte e pervasiva, ma non determinante in modo assoluto. Oggi è ormai nota la conoscenza degli effetti biologici sul funzionamento del cervello così come l’importanza delle prime relazioni affettive e delle successive esperienze relazionali. 

Vi sarà capitato di sentir parlare di “neuro-plasticità”, un termine che indica appunto il modo in cui il cervello può cambiare la propria struttura fisica in base alle esperienze che compiamo. Studi recenti che hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale e altri metodi di scansione cerebrale hanno evidenziato sostanziali variazioni nella struttura dell’ippocampo. I neuroni che si attivano insieme, rimangono collegati per il resto della vita. 

Questa legge conosciuta come “Assioma di Hubb” ci indica quanto sia importante scegliere le opportunità di crescita, le attività in cui investirci e in più in generale le persone da frequentare. In questo modo determiniamo un modellamento della struttura temperamentale. Pertanto in ogni occasione in cui ci attiviamo in una nuova esperienza, abbiamo una possibilità di cambiamento. 

Questo è ciò che accade in un percorso di sostegno personale, purché non sia centrato solo sulla parola ma preveda esperienze emotivamente correttive con un’attenzione particolare alla dimensione corporea necessaria per lavorare sulla dimensione fisiologica a supporto della narrazione. Si parla in questo caso di modello processuale integrato, un’integrazione delle diverse componenti della personalità (pensiero, emozione e corpo), che pone attenzione alla persona nella sua interezza.

Utilizzando una metafora automobilistica ciascuno di noi possiede un “motore” e nel corso delle esperienze può imparare ad utilizzarlo in modo funzionale, a conoscere il numero di giri maggiormente adattivo, ed imparare quando accelerare e quando frenare. Si cambia quando si ha un “co-pilota” che agevola nel regolare le reazioni emozionali innate.

In questo modo si sviluppa una personalità agentica, che pone la persona alla guida di se stessa, che gli consente di scegliere le esperienze in cui investirsi e quelle da cui proteggersi. Dopo vent’anni di ricerca e pratica clinica posso affermare con certezza che ciascuno possiede un talento personale. Il segreto è conoscerlo per portarlo in espressione. Così ci si modella nelle esperienze, e si fa tesoro delle informazioni che queste ci offrono. Così si diventa se stessi. 

3.  In che misura si può definire “stabile” e in che modo può variare?

In linea di massima possiamo affermare che la personalità è stabile, almeno per la componente del temperamento. Chiaramente nel corso della vita è possibile che vi siano variazioni in relazione al tipo di esperienze che viviamo. Alcune inattese, come ad esempio l’esposizione ad un trauma, ad un evento di vita improvviso che ci mette in pericolo che evidentemente determina un’interruzione del normale percorso dell’emozione all’interno dell’amigdala (una struttura presente in ogni emisfero del cervello) che incista il trauma e lo riattiva ogni volta che entriamo in contatto con uno stimolo elicitante simile a quello che abbiamo vissuto.

Altre esperienze ricercate volontariamente, come ad esempio un percorso di psicoterapia sono in grado di rimodellare le strutture neuroanatomiche. Oggi abbiamo molte evidenze scientifiche che ne affermano l’utilità. Nel rapporto con un professionista competente e formato, è possibile che l’esperienza di un’emozione insostenibile, rispecchiata con metodologie scientifiche, possa sbloccare nella persona l’accesso a nuovi circuiti neurali che consentono una migliore gestione e tolleranza delle emozioni. 

In questa inter-soggettività, si creano tanti “momenti ora” che costruiscono set di memorie implicite che potenziano le strategie di sentire e comportarsi con se stesso e con gli altri. 

Mi piace, tuttavia, sottolineare che il cambiamento è frutto di un duro lavoro, intenso e difficile, che richiede molta motivazione e la presenza di un professionista esperto. L’era dei social e del tutto facile, propone modelli assolutamente non corrispondenti a quello che scientificamente accade.

4.  I cambiamenti nella società (nuove tecnologie, nuove professionalità, differenti modalità di vivere le relazioni) possono influenzarla? Se sì, in che modo?

Decisamente sì.  La società moderna è molto cambiata. Da una parte l’impatto della diffusione della rete internet e dei moderni strumenti di comunicazione digitale, dall’altra un sistema relazionale completamente cambiato hanno prodotto profondi variazioni nella sfera emotiva, cognitiva e relazionale degli individui. Non c’è più tempo per desiderare, per sognare, per immaginare. 

Tutto scorre velocemente tra adulti che sembrano adolescenti, animati ancora da bisogni infantili e irresponsabilità e adolescenti che giocano a fare gli adulti senza ancora aver maturato un senso di identità, valori e norme sociali.

E’ indubbio che il nostro cervello ne soffra. Banalmente è sufficiente pensare a come vivono i giovani. Non giocano più a calcio per strada e non si incontrano più nelle “comitive” di un tempo. Oggi sono davanti agli schermi, non fanno sport, raramente vengono condotti in una passione e il loro cervello produce dopamina nel giocare a video games.

Proprio per la sua plasticità, il cervello si adatta, sviluppando alcune aree e non altre. E questo è evidente nelle consultazioni cliniche, dove si incontrano persone che processano velocemente le informazioni, ma che non sono abituati a stare nell’emozione, nella riflessività, nell’attesa. 

Tutto è indotto dall’esterno e molto poco nasce dal di dentro. Non c’è abitudine all’attesa, alla costruzione, alla programmazione, alla disciplina, alla frustrazione e così facendo la resilienza, intesa come capacità di rispondere allo stimolo avverso, non viene allenata.

Si evitano le situazioni difficoltose, si negano le responsabilità, tutto può essere cambiato, tutto sostituito e questo genera il rischio di una società patologicamente narcisistica, dove viene perso il senso del limite e del confine.

5.  Personalità “patologica” e “non patologica”: dov’è il confine?

La ricerca empirica ha da lungo tempo sottolineato l’inadeguatezza di una definizione generale di Personalità patologica ovvero di un “modello abituale di esperienza interiore e comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo” (APA, 2000, p. 687). Per tale motivo la recente edizione del DSM-5 è nata inseguendo il sogno di un approccio dimensionale ritenendo che ciascun individuo possieda delle dimensioni di base valutandone intensità, frequenza o gravità.

La nuova proposta di classificazione elaborata nella sezione III, (scala funzionale) enfatizza la centralità del funzionamento del Sé e Interpersonale riflettendo quello che la clinica da tempo ha mostrato: tutti i Disturbi di Personalità sono varianti disadattive di tratti generali della personalità, e ciascuno stile presenta una vulnerabilità che in condizioni di stress può verificarsi.

Per fare un esempio possiamo immaginare una persona precisa e ordinata, molto dedita al compito, capace e sempre affidabile, perfezionista e inflessibile. 

Esposta ad un’esperienza stressante nella quale sperimenta un mancato controllo potrebbe sviluppare un’amplificazione di queste sue caratteristiche che lo sposteranno su un versante ossessivo. La difficoltà di far fronte ad un’esperienza può generare ansia e determinare quindi una compromissione da stress che rappresenta la reale linea di confine tra un adattamento funzionale e uno disfunzionale della personalità.

Siamo ormai lontani da una netta demarcazione tra patologico e normale, ogni persona deve lavorare su di se per conoscere il proprio modo di funzionare, far relazionare le parti interne, esprimere la propria energia e strutturare nell’esperienza un senso di sé efficace che lo renda adattiva nel mondo.

Ringraziamo il Prof. Marco Pacifico per averci gentilmente rilasciato questa intervista esclusiva.

Note sull’autore

Marco Pacifico, Phd, è il Fondatore del CEPIB (Centro di Psicologia Integrata per il Benessere), psicologo e psicoterapeuta presso Servizio di Psicologia Arma dei Carabinieri. Professore presso l’Università del Molise e docente in Istituti e Master post Lauream, ha acquisito esperienza in diversi orientamenti per lo sviluppo del potenziale umano con particolare riferimento alle condotte pro-sociali, antisociali e allo sviluppo della self-efficacy (CIRMPA Sapienza Università di Roma).

È Membro dell’expert meeting nel Panel dell’Ordine degli Psicologi Regione Lazio e del Board sui Disturbi mentali del Ministero della Difesa.

È autore di circa 60 articoli e diverse pubblicazioni tra cui:“Disturbo dell’Umore”, “Conoscere la depressione bipolare”, “Una Bussola per l’Ansia”, test di personalità “Turning into potentials to capacities”  e “Dimensional Personality Assessment” con Giunti Psychometrics.

Condividi su

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Blog

LA NOIA: CHI È QUESTA SCONOSCIUTA?

Quando si parla di “noia” si intende il senso di malessere che viene dall’assenza reale (o presunta) di stimoli interessanti, dalla ripetizione monotona degli stessi

Blog

Resilienza e humor: un’alchimia perfetta

Essere resilienti significa avere la capacità di trarre forza positiva da eventi negativi e stressanti che ci accadono.Principio base della persona resiliente è quello secondo

Blog

MOTIVAZIONE E AUTOSTIMA

La motivazione è la spinta all’azione, l’insieme di tutti quei comportamenti che ci spingono a raggiungere i nostri obiettivi. L’autostima, ossia la valutazione che abbiamo

Per maggiori informazioni

Contattaci

per maggiori informazioni